Cronache interplanetarie di un pianeta che si consuma da solo
Caro Marziano,
So che per voi abitanti di Ghiacciorosso-7 il clima è stabile da un miliardo di anni. So anche che non avete mai inventato il concetto di “economia lineare” né quello, molto più pericoloso, di “fast fashion estiva”. Ma noi terrestri… siamo fatti diversamente.
Qui sulla Terra, molti giovani soffrono di una cosa chiamata eco-ansia. È un tipo di disagio psico-esistenziale causato dal fatto che stiamo distruggendo l’ambiente in cui viviamo… e ne siamo perfettamente consapevoli. Ti sembra assurdo? Aspetta.
? Che cos’è, in parole povere?
L’eco-ansia è come vivere in una casa che brucia lentamente, con l’allarme che suona, il tetto che gocciola plastica fusa e i vicini che ti dicono:
“Tranquillo, è tutto sotto controllo. Abbiamo firmato un accordo per smettere di accendere fiammiferi… dal 2035”.
Nel frattempo tu cerchi di ridurre il consumo di carne, vai in bicicletta, cerchi di riciclare tutto… anche i pensieri. Eppure, ti senti comunque in colpa per ogni bottiglia d’acqua comprata.
E mentre tu pesi le tue emissioni come fossero peccati, le industrie bruciano carbone come se fosse incenso sacro.
? “Ma perché lo fate?”
Bella domanda. Qui sulla Terra, esiste una specie chiamata Homo Sapiens Sapiens, che ha sviluppato tecnologie avanzatissime per misurare l’impatto climatico… e un interesse debolissimo a cambiare stile di vita.
In pratica: sappiamo tutto, ma cambiamo poco.
Alcuni dicono: “Ma tanto io non conto niente”.
Altri dicono: “Il sistema è più grande di me”.
Poi ci sono quelli che prenotano una crociera artica per “vedere i ghiacciai prima che spariscano”. Romanticismo tossico, lo chiamiamo.
? “E cosa provate?”
La chiamiamo eco-ansia. In pratica è un misto di senso di colpa cronico, impotenza cosmica, rabbia per l’inazione collettiva e nostalgia per un futuro che non esisterà mai.
I sintomi? Sudorazione emotiva, scroll infinito su post catastrofici, discussioni passive-aggressive sulle borracce tra gli amici e sui social. E anche un leggero battito accelerato ogni volta che senti la frase: “Dai, ma un volo low cost non ha mai ucciso nessuno.”
? “Ma quindi è tutto perduto?”
No, caro marziano. Nonostante tutto, noi umani siamo anche capaci di cura, invenzione e resistenza poetica.
C’è chi pianta alberi in silenzio.
Chi si batte per nuove leggi.
Chi crea podcast, festival, orti urbani, iniziative sociali.
Chi prova – nonostante la fatica, la paura e il cinismo – ad amare un pianeta che spesso non si ama abbastanza.
E sai qual è la vera assurdità?
Che l’eco-ansia è anche un segno di salute.
È il corpo che sente. È la mente che reagisce.
È l’anima che si rifiuta di anestetizzarsi.
Conclusione
Caro marziano, se mai tornerai su Ghiacciorosso-7, racconta questo:
sulla Terra c’è una generazione che sogna di restare viva in un mondo vivo.
Che lotta con una bottiglia d’acqua riutilizzabile contro un incendio globale.
Che ha paura, sì, ma anche speranza testarda.
E se mai dovessimo estinguerci, spero troverai il tempo di recuperare i nostri diari, le nostre poesie, i nostri hashtag #savetheworld.
Per capire che, almeno per un po’, ci abbiamo provato davvero.
Con ansia,
un Terrestre
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In copertina: immagine generata con IA
