Viviamo in un mondo che ha dichiarato guerra alla noia.
Ogni attesa deve essere riempita da uno scroll, ogni silenzio da un suono, ogni fermata da una notifica. L’idea stessa di “non avere niente da fare” ci mette quasi in imbarazzo.

Eppure, filosofi, scrittori e artisti hanno a lungo riflettuto su questa condizione apparentemente negativa. Blaise Pascal vedeva nella noia la dimostrazione della fragilità umana: l’uomo non sopporta se stesso e cerca distrazioni continue. Kierkegaard la definiva addirittura “la radice di tutti i mali”, perché ci costringe a cambiare, a rompere la monotonia. Heidegger, invece, la considerava una porta d’accesso: chi si annoia davvero percepisce la nuda struttura del tempo.

La noia, insomma, non è solo vuoto. È specchio. È lente.
E il turismo lento è forse il contesto migliore per accorgercene.

Quando il viaggio rallenta

Chi ha preso almeno una volta un treno regionale lo sa: a un certo punto sopraggiunge quel tempo sospeso in cui non succede nulla. Le stazioni minori si susseguono una dopo l’altra, i campi cambiano colore sotto il sole, e tu sei lì, seduto, senza nulla di “urgente” da fare.

In un turismo veloce, la noia è un ostacolo: la si combatte con playlist, serie TV scaricate o scroll compulsivi. Ma nel turismo lento, quella stessa noia diventa compagna di viaggio. È la pausa che ti costringe a guardare la geometria dei tetti di un borgo. Oppure il gesto di un’anziana signora che sale con le borse della spesa. O ancora, sentire l’aria diversa che si respira mentre attraversi una valle sconosciuta.

E in questi momenti “vuoti”, il viaggio si arricchisce.

La noia come bussola interiore

Il turismo lento invita a recuperare il valore dell’attesa.
Aspettare un autobus che passa ogni due ore. Fermarsi in una piazza di paese dove non c’è “niente” da vedere. Mangiare un piatto che richiede più di un’ora di cottura.

In quelle pause nasce uno spazio nuovo: quello dell’ascolto. Ascolti il luogo, chi lo abita, ma anche te stesso. Scopri che la noia non è perdita di tempo, ma tempo restituito. Un tempo che non appartiene alla produttività, né all’efficienza turistica, ma alla vita pura.

È una bussola interiore che ci fa capire se il viaggio che stiamo facendo ci assomiglia davvero o se stiamo solo collezionando mete per riempire un feed.

La noia nella storia: da vizio a virtù

Storicamente la noia è stata vista con sospetto. Nel Medioevo si chiamava “accidia”: un peccato capitale, la tentazione del monaco che smetteva di pregare. Per secoli è stata un nemico morale.

Ma la modernità l’ha riconsiderata. Schopenhauer diceva che “la vita oscilla come un pendolo tra dolore e noia”: quando non soffriamo, ci annoiamo. Ma forse questa oscillazione non è da temere, potrebbe anzi essere la trama stessa dell’esistenza.

Il viaggio lento ci permette di riappropriarci della noia come virtù. Non la fuga dal dolore, ma la disponibilità ad abitare il tempo così com’è.

Viaggiatori contro turisti

Il turismo di massa spesso promette di “riempire ogni minuto”: musei, escursioni, selfie point, tutto scandito da orari. In questo modello la noia non esiste: sarebbe vista come fallimento.

Il viaggiatore lento, invece, cerca proprio quella fessura di tempo. Non corre da una tappa all’altra, ma si lascia attraversare dal ritmo dei luoghi. Si annoia in una piazza, e proprio lì nota il suono di un campanile, il ritmo di una conversazione in dialetto, il volo ripetuto delle rondini.

La noia diventa così strumento di conoscenza: solo quando non c’è “niente” da fare, inizi davvero a vedere.

Perché ci serve la noia oggi

In un mondo saturo di stimoli, la noia è quasi un atto politico.
Resistere all’imperativo di “riempire tutto” significa riconquistare libertà. La libertà di osservare senza scopo. Di lasciarci sosprendere, ancora e ancora. Di non consumare, ma di respirare.

Il turismo lento offre questo: non mete da spuntare, ma spazi da abitare. E la noia è la chiave d’accesso.

La prossima volta che in viaggio ti annoi, non viverla come un fallimento. Chiudi lo smartphone, respira, guarda intorno a te. La noia non è il contrario del viaggio, ma la sua essenza segreta: il tempo sospeso che ti permette di incontrare davvero i luoghi, le persone, e te stesso.

Perché forse, alla fine, viaggiare lentamente significa imparare a non scappare dalla noia, ma a farne tesoro.

Ascolta il nostro podcast sul turismo lento

Se anche tu apprezzi il turismo lento, sostenibile… e godibile anche dalla sdraio nelle giornate più calde dell’anno, ascolta il nostro podcast: “Il turista poltrente“, con Antonio Chiarello.
Disponibile su Spotify, Apple Podcast, YouTube e tutte le principali piattaforme di streaming.

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In copertina: foto di Noel Feans – CC BY 2.0 (Flickr)