Se avete ascoltato qualche puntata di Intelligo – Confessioni di un transumano, vi sarà sicuramente sorta qualche domanda. Ed è giusto così, perché questo podcast, che affronta uno dei temi più caldi di questo secolo (ovvero: l’umanità e il suo futuro), fornisce diversi spunti di riflessione… per chiederci (e risponderci) chi siamo e, soprattutto, dove stiamo andando.
Oggi abbiamo voluto intervistare Maurizio Canosa, l’autore della serie.
Chi è Haldo, il conduttore del podcast?
Haldo è la contrazione di Hal 12000, praticamente il nipote di Hal 9000, il famoso computer di “2001 odissea nello spazio”. Ecco…Haldo è la voce, realmente virtuale, di un computer ad altissima definizione che si definisce un po’ impropriamente transumano, e che racconta il mondo già distopico in cui ci troviamo a vivere oggi e quello che vivremo in futuro.
Il sottotitolo del podcast è, appunto, “Confessioni di un transumano”. Ma che significa “transumano”?
Dunque, per dirla in parole povere, il transumanesimo è un movimento culturale e filosofico che dovrebbe puntare a migliorare l’essere umano attraverso la tecnologia. Da non confondere con il postumanesimo, che tematizza invece la condizione che dovrebbe risultare da questo presunto miglioramento, un futuro stadio evolutivo. In sintesi, il transumanesimo rappresenta semplicemente il processo per diventare postumano.
Negli episodi sembrerebbe trasparire una visione alquanto negativa della tecnologia. Ma è davvero così?
Ovviamente no. Lo stesso Haldo riconosce che l’evoluzione tecnologica, sebbene inevitabile, presenta molti aspetti positivi per l’uomo. Il fatto è però che pare che l’uomo non sia riuscito proprio a gestirla in tutti questi secoli…quasi come se gli uomini siano attratti più dai suoi aspetti negativi che da quelli positivi. Haldo ci racconta col suo tono scorretto e sarcastico questo possibile futuro, in cui l’essere umano rischia di perdere totalmente la sua autonomia a vantaggio delle macchine. Quello che gli esperti chiamano “singolarità tecnologica”.
Vista la rapidità esponenziale dello sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo ultimamente, cosa ci dobbiamo aspettare per i prossimi 20 anni?
Appunto, questo nessuno davvero lo sa, anche se i segnali sembrano secondo me abbastanza chiari. La tecnologia non può che procedere con moto uniformemente accelerato, non è ciclica, non soffre di crisi e momenti depressivi come l’economia, per cui – sembra quasi banale dirlo – tra venti o trent’anni di sicuro saremo tecnologicamente molto più avanzati rispetto a oggi. Con quali conseguenze? Questo è il punto. Vivremo con il classico microchip nel cervello, saremmo immersi nel grande Cloud e potremo potenzialmente condividere e usare ogni tipo di informazione senza nemmeno l’uso dei dispositivi? E poi…chi e quanti potranno gestire questo enorme potere, dal momento che, già oggi, l’informazione è la moneta su cui si basa buona parte dell’economia planetaria? E il digital divide, il divario tecnologico tra i paesi più ricchi e quelli meno sviluppati sarà limitato o, come credo, si sarà ampliato? Sono tutte questioni aperte e assai dibattute tra gli esperti. Chi avrà ragione? Come si dice, lo scopriremo solo vivendo, ma devo ammettere che personalmente non sono molto ottimista.
Che consiglio daresti alle generazioni più giovani, per gestire la tecnologia informatica invece che “esserne gestiti”?
So che dovrei essere più rassicurante, ma secondo me a meno di vivere tra le montagne del Caucaso o fra le tribù incontattate dell’Amazzonia, ognuno di noi deve fare i conti con la tecnologia e non può assolutamente rinunciarci. A livello di sistema, per così dire, la tecnologia non si può “gestire”. Nel senso che, volenti o nolenti, occorre adeguarsi necessariamente al suo flusso, soprattutto nel campo dell’economia e del lavoro. A livello individuale è possibile invece cercare gradi di adattamento, per cui è possibile ritagliarsi spazi di autonomia relativi, attraverso per esempio quelle che chiamano pratiche di detox digitale. Il problema però, come diceva il filosofo Gunther Anders, è che “l’uomo è antiquato”, è sempre un passo indietro rispetto alle macchine che produce, sempre costretto sempre a inseguire l’evoluzione tecnica in corso…e sempre più velocemente.
Non c’è da stare allegri, quindi. E Haldo invece? Che suggerimento darebbe?
Suggerimenti non so, perché secondo lui ormai quasi non c’è più speranza…probabilmente direbbe qualcosa del tipo” poveri mentecatti che siete, voi umani, pensavate di essere i liberi padroni del vapore, invece siete solo i burattini, gli ignari inservienti del sistema, gli utili idioti di un gioco molto più grande di voi”.
Perfetto, così possiamo andare a dormire molto più sereni.
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